Caltanissetta
Operazione DIA – ROS. Inchiesta contro la ‘ndragheta da Bolzano a Caltanissetta
Sgominata la cosca Arena-Nicosia di Isola Capo Rizzuto
Redazione25 Marzo 2025 - Cronaca



  • Cronaca

    Caltanissetta – C’è un filone che riguarda anche la Sicilia nelle indagini sfociate stamane in un blitz “Blizzard” condotto da Dia e Carabinieri del Ros e che porta a Caltanissetta.

    La cronaca

    Le inchieste e gli arresti del passato non avevano placato gli appetiti della cosca Arena-Nicoscia di Isola Capo Rizzuto che si era riorganizzata con estorsioni, prestiti a tassi usurai e ricettazione di beni. Con i vertici in carcere il clan sarebbe stato diretto da Pasquale Manfredi che, dopo la morte del padre Mario ucciso in un agguato nel 2005 nell’ambito di una guerra di mafia, dal carcere avrebbe indicato la linea che il gruppo criminale dei Manfredi-Nicoscia avrebbero dovuto seguire.

    È questa l’ipotesi accusatoria delineata dalla Dda di Catanzaro con l’inchiesta “Blizzard” che all’alba ha portato i carabinieri del Ros, insieme ai colleghi del Comando provinciale di Crotone, ad eseguire 17 arresti tra le province di Crotone, Milano, Verona, Bolzano, Napoli, Perugia e Caltanissetta. A disporre i fermi il Gip, Arianna Roccia, che ha accolto la richiesta dei Pm Paolo Sirleo, Domenico Guarascio e Pasquale Mandolfino.

    I nomi degli arrestati

    • Antonino Francesco Arena
    • Antonio Bruno
    • Antonio Giardino
    • Pasquale Manfredi
    • Luigi Masciari
    • Carlo Alberto Savoia
    • Antonio Viola
    • Antonia Arena
    • Antonio Arena
    • Marilena Manfredi
    • Antonio Masciari
    • Francesco Masciari
    • Domenico Megna
    • Mario Megna
    • Luigi Morelli
    • Pasquale Morelli
    • Nicola Pittella.

    Le indagini

    Le investigazioni avrebbero anche dimostrato la potenza di fuoco rappresentata dalla cosca che aveva a disposizione un arsenale con pistole e fucili di ogni genere. Le accuse si fondano sulla base della ritenuta sussistenza di gravi indizi in ordine ai reati, rispettivamente, di associazione di tipo ‘ndranghetistico, estorsione, usura e reati in materia di armi. Tutti con l’aggravante mafiosa. La misura cautelare è stata emessa su richiesta della DDA di Catanzaro, all’esito di una attività di coordinamento, svolto tramite della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, con le Procure Distrettuali di Trento e di Venezia.

    Eseguito anche un sequestro preventivo d’urgenza emesso dalla – DDA di Trento nei confronti di 9 soggetti, e delle società a loro riconducibili, nel procedimento collegato con quello catanzarese.

    L’inchiesta partita da Bolzano

    L’inchiesta contro la ‘ndrangheta è partita dall’Alto Adige, dove era residente una famiglia di imprenditori calabresi che poi si è però spostata da Egna (comune di poco più di 5mila abitanti) per tornare nella regione d’origine. Gli investigatori, apprende l’ANSA, nell’ambito di accertamenti nella lotta contro la criminalità organizzata, avevano puntato il faro sull’imprenditore, che vantava commissioni di un certo rilievo anche con l’imprenditoria locale. E’ così venuto alla luce un rilevante disvalore tra il patrimonio dichiarato e il tenore di vita. A questo punto è partita un’inchiesta approfondita con il Ros di Catanzaro, la Procura distrettuale di Trento, la Procura di Catanzaro sotto il coordinamento della Procura antimafia nazionale. Le indagini sono state estese anche all’estero. Si stanno infatti eseguendo in queste ore sequestri di patrimoni, conti correnti e macchine in Svizzera.




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