Cronaca
Trapani – Assolto perché «il fatto non sussiste». Si è conclusa così, ieri 15 settembre, davanti al Tribunale di Trapani in composizione monocratica, la vicenda giudiziaria di Giuseppe Romano, dirigente aggiunto della Polizia Penitenziaria ed ex comandante di Reparto della Casa Circondariale “Pietro Cerulli” di Trapani.
A scriverlo sul sito Trapanisi è la collega Ornella Fulco, che poi continua…
Romano era finito nell’inchiesta “Alcatraz” della Procura di Trapani culminata nella omonima operazione del 13 aprile 2023, condotta dai Carabinieri e dal Nucleo investigativo regionale della Polizia Penitenziaria, ma la contestazione nei suoi confronti era estranea al sistema corruttivo relativo all’introduzione di droga e telefoni cellulari nel carcere che rappresentava il principale filone dell’indagine.
All’ex comandante veniva contestata l’omessa denuncia di reato: secondo l’accusa, non aveva informato l’Autorità giudiziaria del presunto pestaggio di un detenuto da parte di alcuni poliziotti penitenziari, risalente al 16 marzo 2020. Romano non era stato raggiunto da alcuna misura cautelare tra quelle eseguite nell’ambito dell’operazione. Nel processo principale scaturito dall’indagine sono state pronunciate, nel 2025, sei condanne e quattro assoluzioni.
Per Romano il procedimento relativo alla contestazione di omessa denuncia si è concluso con l’assoluzione piena perché il fatto non sussiste. La ricostruzione degli inquirenti si basava anche su un’intercettazione ambientale dichiarata illegittima dal giudice.
«Dopo un’attesa di circa trenta mesi, di ansia e sofferenza interiore, la mia vicenda giudiziaria si è chiusa con la sentenza di assoluzione», ha affermato Romano che ha ringraziato il suo difensore, l’avvocato Giuseppe De Luca, e quanti gli sono rimasti vicini.
L’ex comandante ripercorre la sua attività professionale al “Pietro Cerulli” e rivendica di avere sempre improntato la sua azione al dialogo con i detenuti, alla funzione rieducativa della pena e alla tutela del personale. Romano ricorda di avere denunciato, mentre era in servizio, negli anni precedenti all’inchiesta, due agenti che si sarebbero prestati a traffici illeciti, di avere documentato il ritrovamento di almeno cento telefoni cellulari tra il 2016 e il 2021 e di avere contribuito a operazioni che portarono al sequestro di oltre mezzo chilo di hashish all’interno del carcere trapanese. Fondamentale anche il suo ruolo durante la rivolta dei detenuti del marzo 2020, scaturita dalle restrizioni imposte dalla pandemia di Covid-19 e terminata senza feriti, sia tra i detenuti sia tra il personale.
L’ex comandante contesta duramente le dichiarazioni che contribuirono al suo coinvolgimento, definendole originate da rancori personali o da circostanze riferite «per sentito dire», e sottolinea le conseguenze che la vicenda ha avuto sia sul piano personale sia sulla sua reputazione professionale, costruita in una carriera iniziata come ausiliario negli Agenti di Custodia e conclusasi come dirigente aggiunto della Polizia Penitenziaria.
A oltre tre anni dall’avvio delle indagini che portarono all’operazione “Alcatraz”, per Giuseppe Romano arriva dunque la sentenza di assoluzione. «Nonostante le amarezze vissute, ho avuto sempre fiducia nella Giustizia ed oggi sono stato ripagato», conclude l’ex comandante