Cronaca
Marsala – Dietro gli arresti dei due fratelli Licari da parte dei carabinieri della Sezione Operativa del N.O.R. della Compagnia di Marsala, arresti disposti dal Gip, su richiesta della Procura che ha coordinata l’indagine c’è una notte di violenza avvenuta a dicembre scorso.
L’indagine, trae origine da una chiamata al 112, giunta le prime luci del 10 dicembre scorso, da parte di un giovane che richiedeva l’intervento di una pattuglia perchè due uomini due di sua conoscenza – per non meglio precisati motivi – lo stavano inseguendo e non trovandolo si erano recati, armati di pistola, presso l’abitazione dove viveva la madre di 67 anni e qui dopo aver sfondato la porta di ingresso avevano colpito con una testata al volto la donna ed avevano esploso un colpo d’arma da fuoco a scopo intimidatorio.
Alla donna in quel momento sola in casa i due fratelli Antony e Giuseppe Licari, accusati di coltivazione di marijuana, violenza armata, minacce e violazione di domicilio aggravata, avevano prima urlato “Dov’è tuo figlio? Dobbiamo ammazzarlo“.
Il tempestivo intervento dei Carabinieri aveva impedito che la vicenda potesse sfociare in conseguenze peggiori e di raccogliere subito elementi a conforto della segnalazione e della dinamica dei fatti descritta dalle vittime una volta giunti sul posto.
Le indagini permettevano di ricostruire come, prima che giungesse la chiamata di aiuto al 112, i due arrestati avevano sorpreso la vittima nel tentativo di asportare due piante di cannabis presenti all’interno di un garage nella loro diponibilità allertatati da un allarme installato ed avevano inseguito il giovane tentando di raggiungerlo presso la sua abitazione.
La successiva perquisizione dei Carabinieri ha permesso di accertare, inoltre, come i due fratelli marsalesi, in realtà, avessero adibito un loro garage, situato in pieno centro urbano di Marsala, a vera e propria “serra” per la coltivazione di cannabis, installando impianti di aerazione e riscaldamento – tutti allacciati abusivamente alla rete elettrica pubblica – al fine di produrre sostanze stupefacenti del genere cannabinoidi. Qui, secondo quanto ricostruito, sarebbero state coltivate circa 64 piante di cannabis, pronte per essere trattate ed immesse sul narco mercato lilibetano.
Determinante nel corso dell’indagine ai fini di dimostrare la gravità dell’azione intimidatoria posta in essere, oltre al rinvenimento dei colpi di arma da fuoco si è dimostrata la tempestiva effettuazione della prova dello “stub” che ha consentito di rinvenire tracce di polvere da sparo ancora fresche sugli indumenti degli indagati. Al termine delle formalità di rito gli arrestati sono stati associati alla casa circondariale di Trapani. Le indagini preliminari sono in corso.