Politica
Trapani – di Rino Giacalone – Invece di parlare se le sono cantate di santa ragione. Seduta consiliare ieri interrotta dopo un paio di ore di discussione. All’ordine del giorno lo studio dell’ing. Simone Venturini su come difendere la città dalle alluvioni. Venturini e il suo studio veronese Technital, furono apposta incaricati dall’amministrazione, dopo l’alluvione del 2022, che non fece vittime ma provocò ingenti danni.
A Palazzo Cavarretta ieri c’era anche il professionista, un’autorità nazionale, e non solo, nel campo degli studi idraulici, per qualcuno, come il consigliere Maurizio Miceli (FdI) anche troppo, professionalmente, per una città che non corre tanti rischi. Forse si mente sapendo di mentire. Oppure è solo tutta colpa delle contrapposizioni politiche. O ancora è sinceramente certo, Miceli, che quello che serve è solo potenziare e pulire le caditoie. Venturini ha illustrato il suo studio, i dati raccolti, i progetti da realizzare. In soldoni interventi, da inserire in un cronoprogramma, per circa 60 milioni di euro, circa 44 quelli per la esecuzione dei lavori, il resto spese sostenere parcelle, analisi ed altro.
“I soldi ci sono – ha detto Venturini – sono da recuperare nelle risorse statali per la tutela e difesa del territorio, per la protezione civile”. Le sue parole chiare, corriamo dei rischi, quello che accade in giro per l’Italia, può accadere anche da queste nostre parti. Anzi può ripetersi, se magari ogni tanto si faccia funzionare la memoria e ricordare le alluvioni, tragiche, le coste erose, la montagna fragile dopo gli incendi che l’hanno devastata.
In un’aula dove ancora una volta la maggioranza si è presentata senza i suoi numeri, un confronto lo si è comunque avuto. Fileccia, sempre dall’opposizione ha tacciato lo studio Venturini come un libro dei sogni, ci sono stati gli interventi del Wwf e di Italia Nostra, poi la baraonda.
Quello che è accaduto ieri mattina in Consiglio comunale trova (sic) similitudini e analogie con quanto talvolta accade in aule più importanti delle istituzioni. Il sindaco Tranchida che apostrofa in maniera sguaiata un consigliere comunale, Salvatore Daidone, un ex della maggioranza, ora all’opposizione, questi che risponde con parole forti, ma invocando la legittima difesa verbale, tanti in piedi con i telefonini in mano a riprendere le scene, i lavori interrotti e rinviati a domani sera. E per non farci mancare nulla, fuori da Palazzo Cavarretta, Daidone con altri, ad attendere il passaggio del primo cittadino, quasi a sfida stile far west, per scambiarsi altre parola di ostilità.
A trovarsi nei guai il consigliere Giovanni Parisi, suo malgrado alla presidenza nel momento in cui è scattato lo scontro tra Daidone e Tranchida. Stava sostituendo, come consigliere anziano, il presidente Mazzeo, che si è dovuto allontanare un attimo dall’aula. Ma tornato subito dentro non appena ha sentito il vociare violento. Ma non ha fatto in tempo a riguadagnare la presdenza dell’aula, perchè Parisi intanto non aveva potuto fare altro che sospendere i lavori, rinviandoli a domani sera.
Francamente. Più che il vociarsi addosso, a me ha colpito per l’ennesima volta la maniera con la quale certuni si rivolgano alle consigliere comunali con un sottile atteggiamento che sa tanto di disprezzo, ingiustificato: “presidente faccia star zitta quella o quelle signorine”, eh si detto da chi si sente un signorone o dei signoroni è proprio esempio tipico da paziente per uno psichiatra, portatori sani di traumi giovanili nel rapporto con le donne.
Un’aula che oramai sembra irrimediabilmente incapace a recuperare sussulti di dignità.
Il banco è saltato non appena il dirigente dell’Utc Orazio Amenta, ha preso la parola. Pochi minuti di intervento e la baraonda. Amenta ha avuto il tempo di spiegare che il problema delle alluvioni non dipende dalla pulizia delle caditoie e che semmai è da collegare ai sindaci che nel tempo, pur di non far sottostare la città ai vincoli da apporre per il pericolo idraulico, non hanno segnalato alle autorità regionali le periodiche disastrose alluvioni, sin dal 1958. Cosa confermata a livello regionale, “Trapani nel piano idrogeologico è zona bianca senza pericoli”. Daidone lo ha interrotto, “parla da politico e non da tecnico” e si è appiccicato con Tranchida. “L’ing. Amenta non piace – ha detto il sindaco – perché si è adoperato a scoprire cose indicibili”.
L’ing. Venturini nel suo intervento ha delineato la necessità di difendere la città dalle alluvioni ripristinando una serie di canali, alcuni a vista, che devono sostituire “quelli nel tempo finito tombati e seppelliti da interventi edilizi”. E se la direttrice del Wwf, Silvana Piacentino, ha detto di avere messo per iscritto alcune osservazioni, sulla salvaguardia delle saline e che un’intesa con l’ing. Venturini la si può trovare, riconoscendo che ci sono “errori del passato da correggere”, Italia Nostra con l’arch. Buscaino si è proposta come preoccupata dai contenuti dello studio, sostenendo che “assieme alla salvaguardia delle saline bisogna salvaguardare la città”; critica posta allo studio della Technital offrendo altra alternativa, “un canale che porti le acque dalla via Marsala verso l’alveo fluviale di Xitta” (fiume Lenzi).
Dai banchi dell’opposizione Miceli ha indicato lo studio di Venturini come “un progetto inutile perché basato su documentazione fragile…assurdo spendere 60 milioni di euro per difendere la città da 30/40 giorni all’anno di piogge. Quando invece c’è da fare la manutenzione alle caditoie, sistemare le pompe di sollevamento, fare il canale di gronda a Erice”.
Comune denominatore degli interventi l’oramai famoso “canale Scalabrino” che portava le acque dalla zona di Erice verso il porto. “Esistite ed è stato seppellito dai palazzi” ha sostenuto Tranchida.
“Quello indicato nello studio e ora scoperchiato nei pressi di via Virgilio non è il canale Scalabrino” ha ribattuto Miceli. Il nodo della questione è lì. “A voler riconoscere la strategicità di questo canale Scalabrino, la città è finita sott’acqua ancora prima che ci fosse lo sviluppo edilizio” ha spiegato Miceli. Il canale Scalabrino invece per l’amministrazione esiste e va recuperato in un modo o in un altro. Interessa un’area in parte già edificata e che è oggetto di progetti. “Tranchida ha torto e come sempre vuole ragione – ha ripreso Miceli – Mi viene da pensare male, lo studio ricalca una questione processuale aperta, siamo dinanzi ad un falso da Procura”.
“Il piano non piace a certuni – ha attaccato Tranchida – perché fa scoprire le speculazioni, passate e moderne, con nomi e cognomi”.
Ma non solo. Lo studio Venturini ha fatto scoprire che per esempio via Virgilio si allaga perchè le fognature sono state costruite con le pendenze sbagliate, che le nuove fognature del porto invece di finire al depuratore, finiscono in via Marsala e da qui, quando si riempiono alle pompe di sollevamento di via Tunisi, per riversare in mare.
Erano allora i giorni di vigilia della Coppa America, togliere gli sbocchi fognari dal porto fu una emergenza da rotezione civile, senza tanti controlli e perdte di tempo, si diede esecuzione ai lavori, ma quando c’era da fare il pennello per portare dal porto al depuratore, l’ultimo miglio rischiava di far saltare la consegna finale dei lavori, e così tutto portato alle pompe di sollevamento di via Marsala. Ne vogliamo parlare? Oppure vogliamo palare della litoranea Dante Aligheri, che una volta era sabbia e non asfalto, e il mare ogni anno che passa si riprende quello che era suo, eppure lì si attende l’irreparabile. O vogliamo parlare del canale di gronda che doveva passare sopra Rigaletta, ad Erice, un’opera che voleva fare il Consorzio Industriale nel 1990, e che la commissione edilizia di quel Comune nel 1990 bocciò, senza nemmeno guardare le carte, perchè c’erano altre carte da guardare, quelle di una serie di lottizzazioni. E che dire di quel sindaco di Trapani che negli anni ’70 durò poco meno di un anno dopo che su certe lottizzazioni aveva sollevato dei dubbi, mi pare si chiamasse Renda. E potremmo continuare, tanto danno a nessuno non se ne fa più, i protagonisti di queste storie o sono morti oppure i reati sono già prescritti.
E’ di tutto questo che in Consiglio comunale non si vuol parlare, preferendo a questo confronto la sequela di interrogazioni sugli alberi che non vengono potati, i semafori spenti, le rotonde, ecc ecc. Tranchida non molla. “Il progetto Venturini va avanti – ha detto – il piano urbanistico terrà conto del suo contenuto, saranno introdotte prescrizioni per evitare disastri come quello di Niscemi, dove il territorio si è ribellato alle speculazioni, e Trapani corre questo rischio se non si fa nulla”.