Cronaca
Partanna – Niente funerali in forma pubblica per Rosario Scalia, 50 anni, deceduto nel carcere di Sulmona, il 24 dicembre scorso. Scalia, originario di Partanna, è ritenuto vicino alla consorteria mafiosa cosa nostra che opera in provincia di Trapani e condannato, a vent’anni di reclusione per omicidio commesso al fine di agevolare l’attività dell’associazione criminale.
Il Questore di Trapani ha disposto specifico divieto di svolgimento delle esequie in forma pubblica in virtù del quale è vietata ogni commemorazione od altra funzione religiosa che si svolga al di fuori del cimitero di Partanna dove la salma dell’uomo, è stata trasferita e tumulata. Tale tipologia di provvedimento ha la finalità di scongiurare che i funerali possano costituire il pretesto per manifestazioni di consenso più o meno esplicito verso l’organizzazione mafiosa.
Il corpo senza vita di Scalia era stato scoperto nella tarda serata del 24 dicembre dal personale dell’istituto di pena nel corso di ordinari servizi di controllo.
Dai primi accertamenti effettuati dai sanitari del 118, che sono intervenuti nel penitenziario dopo l’allarme lanciato dagli agenti, il decesso sarebbe riconducibile ad un arresto cardiocircolatorio.
Rosario Rosario Scalia era stato condannato a 20 anni di reclusione per il concorso nell’omicidio di Salvatore Lombardo, avvenuto il 21 maggio 2009 all’interno del bar Mart Cafè di Partanna. Lombardo venne assassinato per aver rubato un furgone carico di merce appartenente al supermercato Despar, gestito da Domenico Scimonelli, considerato uomo d’onore e legato alla rete mafiosa vicina al defunto boss Matteo Messina Denaro. Secondo la ricostruzione dei giudici, Scalia avrebbe avuto il compito di monitorare e comunicare in tempo reale al mandante gli spostamenti della vittima, permettendo ai killer di intercettarla e assassinarla.
L’assassinio di Lombardo fu qualificato come omicidio di mafia, aggravato dall’aver agito per agevolare Cosa nostra.
Nel 2024 il Tribunale di Trapani – Misure di prevenzione aveva disposto la confisca di beni per circa 180 mila euro a carico di Scalia: immobili, terreni, conti correnti e compendi aziendali. Un provvedimento arrivato dopo un sequestro nel 2023 e motivato dalla pericolosità sociale qualificata dell’imprenditore, già condannato per un omicidio mafioso