Cronaca
Trapani – di Rino Giacalone – I mafiosi sono tornati a identificarsi come “galantuomini”. Come scriveva Sciascia nel 1956 in “Le parrocchie di Regalpetra”. E’ quanto è venuto fuori dall’udienza di giovedì scorso del processo scaturito dall’operazione antimafia “Scialandro”. A testimoniare il luogotenente dei Carabinieri, in servizio alla Dia di Palermo, Paolo Conigliaro. Ha risposto alle domande della pm Giulia Beux, della Dda di Palermo, soffermandosi su quanto raccolto, durante le indagini, sulla riorganizzazione di Cosa nostra trapanese.
Al Tribunale ha fornito un’analisi dettagliata, approfondita. “Una mafia ermetica, sottotraccia, che non si ostenta” ha detto Conigliaro. L’inchiesta ha fotografato uno scenario recente, compreso tra il 2020 e il 2023, nel mirino di Dia, Polizia e Carabinieri, le famiglie mafiose di Trapani, Valderice e Custonaci mentre cercavano di rimettersi in piedi, al comando di Pietro Armando Buzzitta, dopo l’arresto dei capi, i fratelli Virga, Pietro e Francesco, Franco Orlando e Giuseppe Costa. Una mafia che è tornata ad occuparsi di agricoltura e latifondi. Le intercettazioni hanno permesso di seguire rapporti ravvicinati tra politici, Conigliaro ha citato l’ex assessore comunale di Paceco, Matteo Angileri, che non è stato mai indagato, con soggetti orbitanti nella mafia della pastorizia, a proposito dell’accaparramento di possedimenti gestiti dall’Ismea.
Parlando di due imputati, originari di Valderice, Gaetano Barone (nel frattempo condannato per mafia a sette anni col rito abbreviato) e Giuseppe Maranzano, ha citato una intercettazione clamorosa. La procedura di iniziazione a Cosa nostra. Quella più moderna, niente più il rito del dito punciutu, ma un braccio disteso sulla spalla e poche frasi, “adesso ti porto a presentarti ad un galantuomo”, le parole dette da Barone a Maranzano. Il “galantuomo” era un altro degli imputati del processo, il trapanese Gaetano Gigante: “Quando non ci sarò più – le parole pronunciate da Barone – tu devi sapere a chi devi rivolgerti…questo è un galantuomo…quando c’è da mettere la spalla sotto a un braccio si deve mettere”, quasi un rito di sottomissione.
Barone è stato sentito parlare dell’organizzazione mafiosa con dovizia di particolari. “Dalla sua voce – ha detto Conigliaro – abbiamo appreso fatti inediti anche per noi investigatori”. Ha anche svelato che Cosa nostra trapanese aveva già scelto il suo capo, Franco Orlando, ex consigliere comunale Psi a Trapani, uomo d’onore riservato, arrestato una prima volta a fine anni ’90 e poi nel 2019: “è cristiano bono…se non ci caca la mosca (tradotto se non accade nulla ndr) lui appena esce è quello predestinato”.