Cronaca
Trapani – di Rino Giacalone – Tre gruppi che gestivano il market della droga ad Alcamo. Nessuna spietata concorrenza, quando serviva c’era anche disponibilità a reintegrare i reciproci magazzini. E’ lo spaccato che viene fuori dalle parole del commissario Ignazio Coraci, sentito ieri nel processo dove, dinanzi al Tribunale, sono 22 gli imputati di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di droga, porto d’armi, estorsioni.
Nessuno degli imputati, quasi tutti alcamesi, era presente in aula. Una maxi indagine diretta tra il 2018 e il 2020 dal Commissariato di Alcamo. Seguiti passo passo i gestori dello spaccio e i loro pusher: cocaina, crack, e hashish serviti all’occorrenza anche a domicilio o addirittura in studi professionali, come quello di un medico dentista, un camice bianco anche lui tra i clienti.
Coraci ha risposto alle domande del pm della Dda di Palermo Giacomo Brandini, ricostruendo il contenuto dell’inchiesta attraverso le intercettazioni. Un fiume di droga che scorreva per la città, dentro gli argini scavati dai clan che avrebbero fatto riferimento a tre distinte famiglie, Amato, Camarda, Provenzano. Al telefono certi colloqui erano schermati, la droga veniva indicata come “foglio”, la cocaina diventava “cocco”, oppure c’era chi chiedeva “se fosse arrivato il regalo”. In altre occasioni non si celavano gli affari e i poliziotti che sentivano ogni cosa, hanno annotato anche il dare e avere con i clienti.
Durante l’indagine la Polizia ha fatto anche sequestri. In un caso Francesco Camarda, tra gli imputati, venne trovato in possesso di 200 grammi di cocaina e denaro contante per 100 mila euro. Tra i filoni investigativi quello che collegava alcuni degli imputati con la cosca mafiosa dei Vitale di Partinico. Un altro filone, una inchiesta parallela all’odierno processo, portava a Roma, fin dentro il famoso clan rom dei Casamonica.