Cronaca
Roma – Si sono tenuti nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri i funerali del professore Antonino Zichichi.
Ad officiare la funzione funebre alla presenza, tra gli altri, del Capo dello Stato Sergio Mattarella il vescovo Marcello Sanchez Sorondo: «Apprezzavo particolarmente in lui la sua doppia natura di scienziato e di credente” ha ricordato il vescovo. Poi ha rievocato il legame personale con il fisico, spiegando di averlo conosciuto quando San Giovanni Paolo II gli chiese di introdurlo alla Pontificia Accademia delle Scienze, e ha sottolineato come, nelle sue ultime apparizioni pubbliche, Zichichi abbia spesso dichiarato di essere «profondamente innamorato di Dio».
Nel corso dell’omelia, è stato ripercorso anche il profilo scientifico dello studioso, inserito «nella grande tradizione italiana di fisici di fama internazionale, a partire da Galileo Galilei, Enrico Fermi ed Ettore Majorana», con un richiamo alle ricerche nella fisica delle particelle, nucleare e subnucleare e agli studi sull’antimateria. Il vescovo ha infine richiamato uno dei temi centrali del pensiero di Zichichi, il rapporto tra fede e scienza, ricordando come egli sostenesse che «la scienza e la fede non sono in antitesi, ma sono in armonia tra loro, in quanto entrambi sono doni di Dio».
A rendere omaggio al fisico siciliano, autorità, scienziati, cittadini. Alla cerimonia funebre anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella accompagnato dalla figlia Laura. La partecipazione del Capo dello Stato sottolinea l’importanza del contributo scientifico e culturale dato da Zichichi all’Italia e alla comunità internazionale. Presenti anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli e il ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini.
Al termine della celebrazione, i figli Lorenzo, Fabrizio e Cosimo hanno preso la parola per ricordare il padre, il fisico Antonino Zichichi, condividendo alcuni ricordi personali e momenti della vita familiare trascorsa con lui. Lorenzo ha richiamato in apertura il rapporto particolarmente stretto dello scienziato con la basilica che ha ospitato le esequie, alla cui realizzazione artistica contribuì in passato, e lo ha poi ricordato nella dimensione domestica, come marito, padre e nonno: «Costruì un teatrino. Lui suonava e i ragazzi recitavano e creavano un rapporto con il nonno. Trasmetteva l’amore per la vita e voleva insegnare ai giovani le cose belle attraverso il suo insegnamento diretto». Fabrizio ha quindi rievocato le estati trascorse a San Vito Lo Capo, definendolo «un leader», e ha ricordato le sue passioni, non solo lo sport, ma anche la musica : «Penso che sarebbe stato molto contento delle scelte musicali che ha fatto mio fratello Lorenzo per la messa. Andava in giro con la fisarmonica. Lui suonava da autodidatta». Ha poi citato la canzone ‘Parlami d’amore Mariu», che, ha spiegato, era dedicata alla moglie, aggiungendo: «Mio padre ha avuto un cuore molto grande». Cosimo ha infine messo in luce il tratto umano dello scienziato, definendolo «una mente capace di ragionamenti estremamente complessi», ma al tempo stesso «estremamente spontanea e semplice».