Automobilismo
Il debutto in Formula Uno del siciliano Gabriele Minì è arrivato venerdì 30 ottobre 2026 sul circuito Hermanos Rodríguez di Città del Messico. Un momento importante per il 21enne pilota di Marineo, in provincia di Palermo, che ha preso parte alla prima sessione di prove libere del Gran Premio del Messico al volante dell’Alpine. Un traguardo che racconta non soltanto la crescita di uno dei giovani talenti più interessanti dell’automobilismo italiano, ma anche una storia di famiglia, fatta di motori, passione e sacrifici.
Perché dietro il percorso di Gabriele c’è anche quello del padre Fabrizio Minì, nome ben conosciuto dagli appassionati siciliani di automobilismo, soprattutto da chi seguiva gli slalom negli anni Novanta.
Fabrizio è stato infatti uno dei piloti capaci di richiamare l’attenzione del pubblico per il suo stile di guida particolarmente spettacolare, un autentico funambolo tra birilli e postazioni, interprete di una specialità nella quale sensibilità, precisione e controllo della vettura sono fondamentali.
Dalle strade degli slalom siciliani ai circuiti internazionali della Formula 1, il salto è enorme. Ma il filo che lega le due generazioni della famiglia Minì è rimasto lo stesso: una passione per le corse coltivata fin da piccoli.
Gabriele Minì ha avuto l’opportunità di guidare l’Alpine A526 nella prima sessione di prove libere del Gran Premio del Messico, prendendo temporaneamente il posto del pilota titolare Franco Colapinto.
Per il siciliano si è trattato della prima partecipazione ufficiale a una sessione di un weekend del Mondiale di Formula 1, un’occasione importante per confrontarsi con i protagonisti della massima categoria automobilistica.
Il bilancio della giornata è stato positivo. Minì ha completato 22 giri, ottenendo il 14° tempo assoluto in 1’19″946, a 1″818 dal miglior riferimento stabilito da Charles Leclerc con la Ferrari.
Il giovane pilota ha preceduto diversi avversari, tra i quali Carlos Sainz con la Williams, Ryo Hirakawa con la Haas e Leonardo Fornaroli con la McLaren.
Il confronto con Pierre Gasly, sesto con l’altra Alpine, ha fatto registrare un distacco di 736 millesimi, da valutare anche alla luce dei differenti programmi di lavoro previsti dalla squadra.
Minì, infatti, non era impegnato esclusivamente nella ricerca della prestazione cronometrica. La scuderia francese gli aveva affidato anche una serie di verifiche aerodinamiche e attività di raccolta dati, fondamentali per lo sviluppo della monoposto.
Al termine della sessione, Gabriele non ha nascosto l’emozione per un’esperienza che fino a qualche anno fa poteva sembrare soltanto un sogno.
Particolarmente significativo il momento vissuto all’uscita dai box, quando si è ritrovato in pit lane proprio dietro Lewis Hamilton, uno dei grandi campioni della Formula 1.
Per un ragazzo cresciuto seguendo le imprese dei protagonisti del Mondiale, condividere la pista con piloti ammirati fin dall’infanzia ha rappresentato qualcosa di speciale.
Minì si è detto soddisfatto dell’esperienza e del lavoro svolto con Alpine, pur riconoscendo alcuni aspetti sui quali poter migliorare. La sessione messicana gli ha consentito di raccogliere informazioni preziose sul comportamento della monoposto e sulle difficoltà di un circuito particolarmente impegnativo.
Ma per comprendere fino in fondo il significato di questo debutto bisogna tornare indietro di diversi anni, quando il nome Minì era già legato alle competizioni automobilistiche siciliane.
Negli anni Novanta, infatti, Fabrizio Minì era conosciuto nell’ambiente degli slalom per la sua guida spettacolare, capace di entusiasmare gli spettatori lungo i percorsi ricavati sulle strade dell’Isola.
Erano anni nei quali gli slalom richiamavano numerosi appassionati, con piloti impegnati a cercare il miglior tempo tra birilli, inversioni e passaggi strettissimi. Una disciplina nella quale non bastava avere una vettura potente: servivano riflessi, sensibilità e soprattutto la capacità di interpretare ogni metro del percorso.
Fabrizio apparteneva a quella generazione di piloti che facevano dello spettacolo una componente importante delle proprie prestazioni. Il suo modo di affrontare le curve e controllare la vettura lo aveva reso un personaggio apprezzato dagli appassionati della specialità.
Una passione che non si è esaurita con la sua esperienza agonistica, ma che ha trovato una naturale prosecuzione nel percorso sportivo del figlio.
A Marineo, nell’autofficina di famiglia, Gabriele è cresciuto respirando fin da bambino l’ambiente dei motori. Fabrizio ha seguito da vicino le prime esperienze del ragazzo, accompagnandolo nelle trasferte e sostenendolo nel difficile cammino verso l’automobilismo professionistico.
Già nel 2020, quando Gabriele conquistò il titolo italiano di Formula 4, il ruolo del padre nella sua formazione sportiva emergeva chiaramente nei racconti dedicati al giovane talento siciliano.
Il percorso di Gabriele Minì è iniziato nel karting, dove si è messo in evidenza fin da giovanissimo, prima di affrontare le categorie internazionali.
Nel 2020 è arrivata la conquista del Campionato Italiano di Formula 4, un risultato che ha contribuito a far conoscere il suo nome anche fuori dai confini nazionali.
Successivamente sono arrivate le esperienze in Formula Regional, Formula 3 e Formula 2, con prestazioni che gli hanno permesso di entrare nell’Alpine Academy, il programma dedicato alla formazione dei giovani piloti della scuderia francese.
Un cammino impegnativo, fatto di trasferte, preparazione fisica, lavoro al simulatore e confronti con avversari provenienti da tutto il mondo.
Alle spalle, però, è sempre rimasto quel legame con la Sicilia e con una famiglia che ha vissuto le corse prima ancora che Gabriele iniziasse a indossare casco e tuta.
Il debutto nelle prove libere del Gran Premio del Messico non significa ancora aver conquistato un posto da titolare in Formula 1. Per arrivare stabilmente sulla griglia di partenza del Mondiale serviranno ulteriori risultati e, soprattutto, l’opportunità di ottenere un sedile.
Ma quanto accaduto venerdì 30 ottobre rappresenta comunque una tappa significativa, non soltanto per Gabriele, ma per tutto l’automobilismo siciliano.
C’è qualcosa di particolarmente suggestivo nel pensare a Fabrizio Minì, protagonista degli slalom degli anni Novanta, e al figlio Gabriele che oggi guida una monoposto di Formula 1 su uno dei circuiti più conosciuti al mondo.
Due epoche, due specialità profondamente diverse, ma la stessa passione per la velocità.
E per chi ricorda ancora le evoluzioni di Fabrizio tra i birilli degli slalom siciliani, vedere il cognome Minì comparire sui monitor dei tempi di un Gran Premio di Formula 1 assume un significato ancora più particolare.
Dagli slalom siciliani alla Formula 1: la storia della famiglia Minì continua, questa volta sul palcoscenico più prestigioso dell’automobilismo mondiale.