Cronaca
Santa Margherita Belice (Agrigento) – “Oggi si assiste a un sentimento di rassegnazione tra i cittadini, nessuno più protesta come facevamo noi portando 1.500 cittadini del Belìce a Roma, manca lo sviluppo e la via più semplice è quella di emigrare altrove”.
A parlare è l’ex senatore Vito Bellafiore, 96 anni, uno degli ultimi testimoni viventi che ha vissuto, da politico e amministratore, la ricostruzione nella Valle del Belìce colpita dal terremoto la notte tra il 14 e 15 gennaio 1968.
Vito Bellafiore, sette volte sindaco di Santa Ninfa, in carica per circa 30 anni, fu senatore del Pci, eletto nel 1983. Oggi a Santa Margherita Belìce gli è stata conferita la cittadinanza onoraria.
“Nel Belìce si è pensato alla ricostruzione di case e opere pubbliche, ma lo sviluppo economico è rimasto al palo – spiega- e nessuno fa niente. Soprattutto la politica che dovrebbe mettere in atto strumenti che già esistono. I cittadini subiscono, non protestano. L’occasione dei fondi comunitari è l’ultimo treno per questo territorio”.
L’ex sindaco fa riferimento alla legge regionale 1 del 1986, che prevedeva misure di sostegno per la gestione di fondi destinati al rilancio economico dell’area.
“Questa legge ha avuto un principio d’attuazione col finanziamento di alcuni progetti di intervento, ma poi non se n’è fatto più nulla. Basterebbe metterla in atto e catalizzare i fondi messi a disposizione dall’Unione europea. Invece assistiamo alla desertificazione economica della Valle”.
La ricostruzione, invece, resta incompleta: “E’ una vergogna – aggiunge l’ex senatore -. A Santa Margherita Belìce, ad esempio, mancano opere di prima urbanizzazione. Basterebbero piccoli interventi per completare tutto. Qualche dato è utile per capire: sul finire degli anni ’60 in Italia abbiamo avuti due terremoti, nel Belìce e in Friuli. Nella prima legge per il Belìce furono stanziati 162 miliardi di lire, per quella del Friuli 2.900 miliardi. Questo la dice lunga sul perché siamo rimasti indietro. Lo specchio di due italie, seppur colpite dallo stesso dramma”.