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    E’ morto Carlo Checchi, interpretò nel film “La scorta” il giudice Francesco Taurisano
    Trapani ritornò sulla scena nazionale dopo la Piovra
    Redazione23 Gennaio 2026 - Attualità
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    Trapani – E’ morto  all’età di 86 anni l’attore Carlo Checco. Nel 1993 interpretò nel film “La scorta” liberamente ispirato ai fatti accaduti al giudice Francesco Taurisano e agli uomini della sua scorta in servizio a Trapani. Il film fu diretto da Ricky Tognazzi. Raccontava la vicenda di un magistrato che conduceva un’inchiesta a Trapani, e le vicende degli uomini della sua scorta.

    Il film ebbe molto successo, erano quelli gli anni delle faide mafiose che stavano attraversando tutta la provincia, degli attentanti in varie parti d’Italia da parte di Cosa Nostra, e delle grandi operazioni antimafia in tutta la Sicilia e in provincia di Trapani in particolare. Da poco era diventato latitante assieme Matteo Messina Denaro che aveva raggiunto il padre don Ciccio.

    La Trama ancora attuale per certi versi

    Il film raccontava che alla Procura della Repubblica di Trapani era stato appena trasferito da Varese il magistrato Michele De Francesco con l’incarico di sostituto procuratore, subentrando al collega Rizzo, appena ucciso. Qui gli viene presentato il brigadiere Andrea Corsale, capo della sua nuova scorta, di cui fanno parte gli appuntati Angelo Mandolesi e Raffaele Frasca, il carabiniere Fabio Muzzi e l’autista Nicola Torre, che conoscerà la mattina dopo. Il clima locale per i nuovi arrivati è tiepido: il giudice De Francesco è accolto con sospetto da un impiegato della Procura, Polizzi, che parla male di lui a Corsale; la scorta, dispone di una sola auto blindata, di solo due giubbotti antiproiettile per tutti i carabinieri, e ha la benzina razionata. Una mattina addirittura il motore dell’auto blindata cede sotto casa del magistrato, e la scorta deve dividersi, con Muzzi, Corsale e Frasca nell’altra macchina insieme al procuratore, mentre Mandolesi e Torre aspettano l’auto blindata sostitutiva. De Francesco riprende l’inchiesta del predecessore sulla concessione delle forniture idriche a imprese private, scoprendo presto delle irregolarità e dispone il sequestro dei pozzi, che sono le sole fonti di approvvigionamento idrico di Trapani. Assume anche l’indagine sulla costruzione di una nuova diga, che sembra coinvolgere il viceprefetto Scavone e il boss mafioso locale Giuseppe Mazzaglia. La sua attività fa molto rumore: la scrivania del suo ufficio viene forzata, i suoi documenti importanti spariscono nell’indifferenza di Polizzi, il solo custode delle chiavi degli uffici, e il procuratore capo Caruso gli toglie l’inchiesta, che continua lo stesso a condurre da solo: ormai si fida solo della sua scorta, diventata nel frattempo quasi una seconda famiglia. Saranno loro a trascrivere le intercettazioni, effettuare i pedinamenti e battere a macchina i verbali. Questo aumenta l’ostilità del personale della Procura nei suoi confronti, che protesta con Caruso.

    La “squadra” del giudice De Francesco fa progressi e scopre un altro personaggio sospetto: è il politico Nestore Bonura, l’unico che aveva difeso pubblicamente il magistrato per il sequestro dei pozzi. Altri ostacoli vengono però frapposti tra De Francesco e la verità: all’uscita da un ristorante sul lungomare, una bomba montata su una delle due auto, destinata alla giovanissima figlia del magistrato (accompagnata dalla scorta), uccide Frasca e attira anche l’attenzione del procuratore Caruso, a pranzo nello stesso ristorante, quando invece avrebbe dovuto incontrare in ufficio De Francesco per l’inchiesta.

    Pochi giorni dopo viene ucciso in un agguato anche il deputato Bonura con l’agente di scorta.

    Si avvicina la fine dell’avventura del magistrato: il procuratore capo Caruso, dopo la morte di Bonura, ha inviato al Consiglio Superiore della Magistratura una denuncia contro De Francesco per «manifesta incompatibilità ambientale», che è stata accolta e che comporta il trasferimento immediato suo e dei carabinieri della scorta. Caruso non sa però che De Francesco lo ha denunciato a sua volta e, di fronte al rischio di un provvedimento contro di lui, preferisce il prepensionamento.

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