Spettacolo
Spettacolo – Ci sono voci che non si ascoltano soltanto. Ci sono voci che ti pigliano dritto allo stomaco e ti fanno venire in mente cose che credevi dimenticate. Una strada, una stanza fredda, una radio lasciata accesa senza sapere perché.
La voce di DELIA, per chi è nato in Sicilia, è una di quelle.
Delia Buglisi è nata a Catania nel 1999 ed è cresciuta a Paternò. Ma queste sono le cose che si scrivono per dovere. Quelle vere sono altre: sono il modo in cui tiene una nota, o come si ferma mezzo secondo prima di cantare una parola, come se ci stesse pensando ancora. E chi ha ascoltato musica per tutta la vita queste cose le sente subito, senza bisogno di spiegarle.
Quando è arrivata a X Factor 2025, non sembrava una che voleva piacere. Sembrava una che voleva dire qualcosa. E già questo, oggi, è strano.
“Sicilia Bedda” non era una canzone da gara. Era una specie di lettera, forse nemmeno finita, cantata in dialetto come si faceva una volta, quando non c’era bisogno di tradurre tutto. Qualcuno in sala avrà pure pensato “non capisco le parole”, ma il senso arrivava lo stesso.
E quando ha cantato Franco Battiato, non c’era imitazione. C’era rispetto. Che è una cosa diversa, e più rara. Arrivare fino alla finale è stato giusto, ma non era quello il punto. Il punto era che, per una volta, la Sicilia non era usata come colore, ma come lingua.
Delia ha studiato al Conservatorio di Catania. Si sente, sì. Ma non nel modo che ti aspetti. Si sente perché non esagera mai. Perché sa quando è il momento di stare zitta, e oggi anche il silenzio è diventato una tecnica persa.
Poi è arrivato il 2026, e con lui Sanremo.
Il Festival di Sanremo per noi siciliani è sempre stato una cosa lontana, quasi una festa vista dalla finestra. Lei ci arriva senza fare rumore, nella serata delle cover, insieme a Serena Brancale. E va bene così. Non tutti devono entrare urlando.
Intanto, qui, i teatri si riempiono. Il 16 gennaio 2026 al Teatro Metropolitan c’era un pubblico che ascoltava in silenzio, come succede quando senti qualcosa che non vuoi perdere. Io, a un certo punto, ho pensato a mio padre. Non c’entrava niente, ma succede anche questo con la musica buona.
Le sue canzoni – “Sicilia Bedda”, “Sei bellissima”, “Zitta e muta” – non sembrano scritte per restare. E invece restano. Perché parlano piano, e chi parla piano spesso dura di più.
DELIA non è una promessa.
È una di quelle voci che arrivano ogni tanto, senza avvisare, e ti ricordano che questa terra, nonostante tutto, sa ancora cantare. Male a volte. Imperfetta. Ma vera.
E questo, per chi è siciliano, non è poco.