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    Processione dei Misteri 2026 , quando è l'ora di ascoltare il Vescovo
    Rino Giacalone6 Aprile 2026 -
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  • Trapani – di Rino Giacalone –  Il ritmo incessante dei tamburi, il suono delle ciaccole dei consoli per far muovere i portatori e poi le annacate, i passi, le battute delle bande musicali, i colori delle vare grazie a bellissimi arredi floreali, l’odore della cera, e poi la folla, tantissima, i turisti che si sono mischiati ai trapanesi, le voci che si confondevano. Questo per descrivere lo scorrere della lunga Processione dei Sacri Gruppi dei Misteri, 18 vare e due simulacri, che è durata 24 ore esatte, dalle 14 di venerdì, quando dopo i classici tre colpi all’entrata della Chiesa del Collegio, per far aprire il portone, dati con grande autorità dal luogotenente dei Carabinieri Giuseppe Candela. Dal Collegio sono partiti e lì sono tutti sabato sono ritornati, non accadeva dal 1958.

    La Chiesa del Purgatorio è la sede dei Sacri Gruppi, per adesso inagibile per lavori di restauro. L’Unione delle Maestranze del presidente D’Aleo si è presentata con un suo inno, scelta che non impedisce di cogliere il tentativo di prevalere sulla Diocesi. L’eterno contrasto che sopravvive con la secolare tradizione.

    Una processione famosa nel Mondo, perché antica, risale al 1600, perché si estende per chilometri. perché muove la città, i suoi ceti , ognuno gestisce una vara. La Passione di Cristo, il lutto della Madonna, nel tempo il culto non solo religioso per quelle vare è stato usato per parlare di dolore e morte, e poco di resurrezione, da un po’ di tempo per fortuna non è più, totalmente, così. Bello sentir parlare sabato mattina la console Astrid Di Pasquale con i suoi processanti, appartenenti alla vara che simboleggia “L’ascesa al Calvario”, meglio detto, dice Astrid, “U Signure ca cruci ‘n coddu”. Astrid ha richiamato tutti a vivere la fatica delle 24 ore pensando che non è stato tempo sprecato, ma impegnato per migliorarsi: la “Resurrezione” non è solo un qualcosa di scritto nei libri della religione, ma se si vuole la si può vivere direttamente, ogni giorno.

    Ma raccontando della Processione non si possono però non cogliere certi aspetti di protagonismo che offuscano la religione, certo potere ostentato, certa contraffazione che sfocia nel pagano. “Contraffazioni – aveva detto il Vescovo Fragnelli nell’omelia del Giovedì Santo – di coloro che propongono la sacralizzazione di oggetti, parole, inchini e gesti non riconducibili al linguaggio della fede in Gesù Cristo”.

    Quest’anno poi questa corsa alle esclusive tv , e si il tema quest’anno è’ stata la televisione , quando tutti pensavano che la tradizione si fosse interrotta ecco non una ma tre dirette, e poi la folla dei fotografi con gli iphone. La processione che diventa un affare, una rivincita. Certe interviste poi il compendio di tutto quello che in tv non si deve fare, lasciare il segnale video e audio aperto.

    Parole precise pronunciate dal Vescovo mons. Pietro Maria Fragnelli, parlando a fine processione dal primo piano di Palazzo Riccio di San Gioacchino, da un balconcino aperto di fronte ala Chiesa del Collegio, davanti al simulacro della Madonna in lutto. Immaginiamo la sua sofferenza a parlare da un pulpito, lui che è abituato a stare in mezzo alla gente. Non ha sentito solo chi non ha voluto ascoltare. Ha speso le prime parole per ringraziare tutti, riconoscendo la stanchezza, ma invitando a “riposarsi”, “riflettendo”. Per esempio: “Ognuno scelga un oggetto- reliquia della Passione da consegnare alle nuove generazioni”. Il Vescovo Fragnelli di simboli ne ha scelti due, “il catino, raffigurato nel gruppo della Lavanda dei piedi e lo specchio che riguarda tutti i nostri gruppi”.

    Affermazioni vere e sferzanti. Il catino ricorda l’acqua. E mons. Fragnelli ha subito toccato la realtà, di una città in perenne crisi idrica: “Un catino per lavare. Lo scegliamo anche perché consapevoli che dobbiamo risparmiare l’acqua. Le autobotti che trasportano acqua sono il segno di una schiavitù dura da scardinare. Ci sono interessi intoccabili?…Gli amministratori sapranno usare quel catino nei confronti dei padroni dell’acqua affinché non continuino ad assetare la regione”. Ha parlato poi dei femminicidi, ha pensato alle donne “pronte a usare in questo modo il catino colmo di acqua sporca nelle relazioni familiari”. Ma aggiungendo: ” Sono certo che anche gli uomini si curveranno a farlo”.

    E poi lo “specchio”, che riflette quello che non va nella Processione, come specchio della vita quotidiana: “Quanta mascolinità ha la smania oggi di specchiarsi continuamente! Sembra non si possa vivere senza specchiarsi in ogni ambiente”. “A volte abbiamo bisogno di un fratello disabile come specchio per accorgerci di come parliamo o come camminiamo, di come aiutiamo o ci facciamo aiutare, di cosa sogniamo di realizzare e per quale motivo”.
    Già venerdì mattina mons Fragnelli non aveva scelto solo la via della preghiera , prima dell’apertura della porta, “voi per chi siete oggi qui?”, ha dovuto insistere per ottenere la risposta, “per Gesù”, “non bastano 24 ore per riscoprirlo, servono 365 giorni ogni anno”.

    Ha parlato delle guerre , della pache che deve disarmare ed essere disarmante , dei migranti morti in mare, ne ha parlato davanti a chi ogni giorno difende la guerra, sostiene i genocidi, attacca i migranti e ha rifiutato sostegno a chi li salva. Tace sulla mafia. Quanta gente dovrebbe uscire dal Tempio ancora oggi.

    Erano anni che non vivevo così intensamente la processione, bella, suggestiva nei volti degli ultimi, dei giovani, delle donne, in quelle dei fedeli appassionati, però troppo piena di cortei, toglierei quello dei politici, consiglieri comunali, deputati regionali, i club di servizio, tutta questa folla di sindaci, ognuno vuole la finestra per mostrarsi. Poi quei cappucci tolti perché emblemi della massoneria, oggi semmai più presente di prima, spavalda e palese. Con altri poteri nascosti . Ha ragione mons Fragnelli , lo specchio, la processione riflette la società dove la massoneria sta scegliendo i candidati per esempio.

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