Palermo – I giudici di secondo grado hanno revocato integralmente il provvedimento emesso nel 2021 dal tribunale di Trapani nei confronti di Gianfranco Becchina, della moglie Ursula Marie Juraschek e delle figlie. Il collegio, accogliendo i ricorsi della difesa, ha sostenuto che non c’è alcuna sproporzione tra il patrimonio della famiglia e le loro fonti lecite di reddito.
“La decisione restituisce giustizia a Giovanni Franco Becchina e alla sua famiglia che, per quasi otto anni, hanno subito la privazione dei loro beni e delle loro aziende. La Corte ha riconosciuto ciò che abbiamo sempre sostenuto: il patrimonio dei Becchina è frutto esclusivo di una vita di lavoro lecito», dicono gli avvocati Francesco Bertorotta, Marco Lo Giudice e Giovanni Miceli.
Tra i beni restituiti anche il palazzo dei principi Aragona Pignatelli Cortes di Castelvetrano, edificio simbolo del centro storico cittadino. Riedificato nel XVI secolo e inglobante il «Castello Bellumvider» voluto da Federico II nel XII secolo, rappresenta un bene architettonico di eccezionale valore, tornato alla famiglia dopo quasi otto anni di sequestro.
Per anni Giovanni Franco Becchina, 85 anni, originario di Castelvetrano, ma residente in Svizzera, è stato ritenuto un trafficante internazionale di opere d’arte e uno dei finanziatori della latitanza di Matteo Messina Denaro, accuse costate una confisca milionaria ribaltata oggi dalla sezione misure di prevenzione della Corte d’Appello di Palermo.