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    Calatafimi Segesta: ieri l’annuncio ufficiale della Festa del SS Crocifisso
    Da questa settimana al via le mostre e si continua con il confezionamento dei doni
    Redazione6 Aprile 2026 - Attualità
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    Calatafimi Segesta – Ieri Domenica di Pasqua non è stato solo il giorno della Resurrezione, ma per i fedeli di Calatafimi Segesta ha segnato un momento fondamentale di passaggio verso la Festa del Santissimo Crocifisso, la celebrazione più sentita della comunità attesa da 14 anni.

    La processione della Santa Croce funge da annuncio ufficiale ai fedeli. Da ieri sono entrati nel vivo i preparativi e le “scadenze” rituali che porteranno alla grande festa solenne dei primi di maggio (l’1, 2 e 3 maggio). Di fatto è stato il momento in cui la “traccia” spirituale della Pasqua si è unita con l’identità storica di Calatafimi, legata ai miracoli del 1657 avvenuti nella chiesa di Santa Caterina.

    Ieri sera a Calatafimi si respirava già aria di festa. Le strade della città sono state prese d’assalto da fedeli e turisti che numerosi sono arrivati pregustando l’arrivo della Solenne Festa che la città dedica al SS Crocifisso. La “Processione della Santa Croce” rappresenta un momento di profonda coesione sociale, identità culturale e rinnovamento della fede. L’affluenza di visitatori trasforma l’evento in un’occasione per diffondere messaggi di pace e accoglienza. Questo momento inserito nella preFesta dedicata al SS Crocifisso trasforma un rito locale in un evento di rilievo regionale, confermando Calatafimi come cuore pulsante del turismo religioso e della cultura siciliana.

    Tra le novità di questa edizione l’entrata ufficiale nel Ceto della Maestranza di dieci donne. E’ la prima volta dalla sua costituzione che il Ceto apre alle donne. La partecipazione femminile nel Ceto della Maestranza di Calatafimi Segesta rappresenta una svolta storica e culturale profonda. Uno dei segnali più evidenti di come la processione stia evolvendo da rito puramente patriarcale a patrimonio identitario collettivo. Riflette il cambiamento della società calatafimese, dove il ruolo della donna ha acquisito lo stesso peso di quello maschile anche nelle istituzioni tradizionali. Garantisce il ricambio generazionale e la vitalità del Ceto, permettendo a intere famiglie di sfilare insieme. Ieri a sfilare tra le vie della città vi erano tre sorelle.
     

    Queste donne hanno sfilato con la stessa dignità e rigore dei colleghi uomini, indossando l’abito scuro e partecipando attivamente a uno dei momenti più sentiti della fede locale.

    Ma di donne ormai all’interno dei Ceti ve ne sono tante e con ruoli anche importanti come accade nel Ceto dei Cavallari. A rivestire il ruolo di Cassiere è Giusy Tosto una tra le prime donne con un ruolo di prim’ordine. Ieri ha sfilato con tutta la deputazione dei Cavallari, per nulla intimorita del suo ruolo.

    Ogni Ceto ha accompagnato la Croce con un dono.

    Il Ceto dei Macellai recava in dono le rose rosse. Il significato delle rose trova le sue motivazioni dalla natura della rosa formata da petali che si sovrastano senza oscurare ognuno la propria bellezza, ma creando insieme un’opera d’arte. Così il ceto sta vivendo questa condizione nella sua diversità per creare un capolavoro dedicato al Santissimo Crocifisso, e simbolicamente si affidano a Lui.
    Anche il Ceto degli Ortolani recava un fiore in questo caso la gerbera, simbolo di speranza cristiana e vita eterna.

    Fondamentale la presenza del Ceto dei Mugnai,  uno degli antichi ceti artigiani protagonisti della Festa, che celebra la sua devozione portando in processione, il pomeriggio di Pasqua, la “Santa Cruci” d’argento donata nel 1776, simbolo centrale dell’intera festa, aprendo di fatto il periodo festivo.

    Il gruppo mantiene viva la tradizione, sfilando con uno stendardo ricamato in oro e distribuendo nei giorni della Festa dedicata al SS Crocifisso i “Milidde” tipici dolci devozionali, alla popolazione. Il ceto riunisce i discendenti degli antichi mugnai del fiume Kaggera alcuni di loro, come Rosario Ragona continua a rimanere una delle ultime “memorie” storiche non solo del Ceto ma anche della Festa stessa. 

    Ma a precedere la Santa Croce ieri c’erano tutti i Ceti: i Borgesi del SS Crocifisso, quelli di San Giuseppe, il Ceto di Pecorai e Caprai, i Commercianti, i Massari, il popolo. Tutti in due file composte seguite da bande e tamburi.

    La Santa Croce d’argento, così come vuole la tradizione, è stata portata dal più giovane sacerdote di Calatafimi. In questa domenica di Pasqua è toccato a don Giuseppe Bruccoleri, uno dei due preti ordinati dopo l’ultima festa.

    Trasportata dalla Chiesa del SS. Crocifisso, al Santuario della Madonna di Giubino qui, la Croce verrà custodita e venerata fino alla vigilia del primo giorno di festa, in programma il 30 Aprile, quando verrà ricondotta sempre in processione da don Emanuel Mancuso, alla Chiesa del SS. Crocifisso. Il clero guida la processione, che simbolicamente trasferisce la reliquia dalla chiesa del SS. Crocifisso al Santuario di Maria SS. di Giubino, preparando la città alla festa principale. All’interno della struttura sociale della festa, organizzata per “Ceti”, il Clero è considerato il Ceto guida.

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