Cronaca
Campobello di Mazara – Torna in carcere Emanuele Bonafede, 53 anni, accusato di aver supportato la latitanza del boss Matteo Messina Denaro. Il provvedimento, emesso dalla Procura Generale presso la Corte d’Appello di Palermo, dispone la custodia in carcere in sostituzione degli arresti domiciliari a cui l’uomo era sottoposto dal marzo 2023. Bonafede è stato condannato per reati di associazione di stampo mafioso a 4 anni e 4 mesi.
Secondo le indagini, l’uomo avrebbe fatto parte della rete di protezione che ha garantito la clandestinità del capomafia castelvetranese fino al suo arresto. Dopo la notifica del provvedimento i militari hanno provveduto al trasferimento di Bonafede presso la casa circondariale di Trapani.
Emanuele Bonafede, è il marito di Lorena Lanceri una delle amanti di Matteo Messina Denaro, il boss di Castelvetrano arrestato dopo 30 anni di latitanza il 16 gennaio 2023 e morto nel settembre dello stesso anno.
I carabinieri della Stazione di Campobello di Mazara hanno dato esecuzione all’ordine di carcerazione, emesso dall’Ufficio Esecuzioni penali. Bonafede faceva da vivandiere e nella sua abitazione di Campobello di Mazara il superlatitante era spesso ospite, specialmente durante il periodo del Covid. Le visite dell’allora latitante sono state ricostruite anche attraverso le immagini delle telecamere di videosorveglianza piazzate a Campobello di Mazara, luogo in cui Matteo Messina Denaro avrebbe vissuto negli ultimi 4 anni utilizzando almeno, due abitazioni diverse.
Il provvedimento scaturisce da reati per associazione di stampo mafioso e favoreggiamento commessi a supporto della latitanza di Matteo Messina Denaro. Bonafede è stato condotto nel carcere di Trapani.
Emanuele Bonafede è fratello di Andrea, l’impiegato del comune di Campobello che per conto del latitante ritirava le ricette dal medico Alfonso Tumbarello ed è cugino dell’altro Andrea Bonafede che invece ha prestato l’identità, a Matteo Messina Denaro. Lorena Lanceri, avrebbe avuto un legame sentimentale con il boss Matteo Messina Denaro. E’ quanto emerge dall’indagine condotta dai carabinieri del Ros. Il capomafia chiamava la donna ‘Diletta’. L’inchiesta è coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia, dall’aggiunto Paolo Guido e dai sostituti Piero Padova e Gianluca De Leo. In queste ore in provincia di Trapani i militari dell’arma stanno eseguendo numerose perquisizioni in abitazioni di soggetti che potrebbero aver fatto parte della lunga rete di fiancheggiatori che hanno favorito Matteo Messina Denaro non solo in questi ultima 4 anni, ma dal ’93 ad oggi.