Cultura

Domani intitolazione a Curatolo dell'Archivio di "Erice, la Montagna del Signore"

Sarà intitolata al sacerdote Giovanni Curatolo, fondatore della Casa Santa San Francesco di Sales, l’Archivio di “Erice, la Montagna del Signore”. La ...

Niki Mazzara

Sarà intitolata al sacerdote Giovanni Curatolo, fondatore della Casa Santa San Francesco di Sales, l’Archivio di “Erice, la Montagna del Signore”. La intitolazione avverrà domani alle ore 16.30 al complesso di San Francesco di Sales, nei locali attigui alla Chiesa di San Cataldo ad Erice. Nel corso della cerimonia di intitolazione, Vincenzo Fugaldi della Soprintendenza ai beni culturali di Trapani relazionerà su “Gli archivi storici ecclesiastici: dalla carta al web”; quindi Pinola Savalli presenterà la “Casa Santa”, la struttura creata dal sacerdote come luogo di esercizi spirituali, assistenza alle fanciulle e istruzione dei giovani. Seguirà, alle 17.30, la celebrazione della Santa Messa nella cappella di San Francesco di Sales riaperta al pubblico nel mese di Agosto scorso. L’archivio della “Casa Santa” contiene circa mille faldoni, già catalogati dagli operatori della Soprintendenza di Trapani. E in più i registri parrocchiali che annotano battesimi, matrimoni, morte delle antiche quattro parrocchie ericine. Si tratta dei documenti che riguardano la vita degli enti ecclesiastici ericini dal '500 ad oggi: parrocchie, chiese, confraternite e congregazioni. “L'archivio storico farà parte di quel complesso di servizi che era, e ritornerà ad essere, la Casa Santa S. Francesco di Sales, istituzione voluta dal benefattore ericino sacerdote Giovanni Curatolo, morto proprio il 29 dicembre del 1762, esattamente 250 anni fa – afferma mons. Piero Messana parroco di Erice - La Casa Santa Sales, ubicata nella via Sales che da essa prende il nome, era luogo di ritiro spirituale per sacerdoti, religiosi e laici; luogo in cui si sovveniva alle fanciulle povere; luogo di alta formazione per i giovani da cui, alla fine dell'800, ebbe vita il famoso Convitto Sales ubicato nei locali del Monastero di santa Teresa. Si tratta di un altro passo, l’ennesimo compiuto nell’ultimo decennio, verso il recupero e la fruizione dei beni ecclesiastici un progetto che non intendiamo come musealizzazione ma come creazione di un tessuto connettivo vivo e vitale capace di ridare identità e produrre cultura”.

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