A Custonaci un parco giochi intitolato all’agente scelto Giuseppe Montalto ucciso dalla mafia
Custonaci – Il prossimo 9 gennaio 2026 verrà inaugurato a Custonaci un parco giochi intitolato a Giuseppe Montalto Agente Scelto di Polizia Penitenziaria, medaglia d’oro al merito civile per aver sacrificato la propria vita a difesa dello Stato e delle istituzioni contro l’operato di “Cosa Nostra”, nonché di criminali sottoposti al regime carcerario 41 bis, riconosciuto “Vittima del Dovere”.
La motivazione dell’intitolazione da parte della Giunta guidata dal sindaco Fabrizio Fonte
“Ritenuto che l’intitolazione dell’area all’Agente scelto Giuseppe Montalto, sia da ritenersi doveroso poichè rappresenta un fulgido esempio da ricordare per le generazioni future, di come un giovane uomo, servitore dello Stato abbia sacrificato la propria vita nella lotta alla mafia”.
Gioacchino Veneziano dell’Esecutivo Nazionale UILPA Polizia Penitenziaria
“Per noi è un dovere ricordare i nostri colleghi caduti, sopratutto quelli per vile mano mafiosa, per questo che abbiamo inviato ai sindaci del comprensorio trapanese richieste di individuare degli spazi per richiamare alla memoria questi Poliziotti Penitenziari”
“Ho trovato nel sindaco di Custonaci Fabrizio Fonte – dice il sindacalista della Uilpa – unitamente alla sua giunta un alleato tenace, che da subito ha raccolto la nostra richiesta inviata il 13 giugno 2024, deliberata dalla giunta il 27 gennaio con il parere finale favorevole del Prefetto di Trapani il 23 aprile 2025”
“Il tutto è stato realizzato in tempi rapidi grazie ad un lavoro di squadra tra Prefettura, Ente Comune di Custonaci,UILPA Polizia Penitenziaria e Amministrazione Penitenziaria a tutti i livelli di responsabilità, coronando il nostro obiettivo – conclude Gioacchino Veneziano – di fare conoscere alle generazioni future per il tramite questo parco giochi che verrà inaugurato 9 gennaio 2026, la storia di Giuseppe Montalto, cittadino di questa terra, valoroso appartenente alla Polizia Penitenziaria, vittima di mafia”
Chi era Giuseppe Montalto
23 dicembre 1995 Palma – Trapani … Fu un regalo di natale ai boss e alla mafia l’omicidio dell’agente di polizia penitenziaria Giuseppe Montalto.
Montalto lavorava all’Ucciardone, a Palermo, dopo avere prestato servizio a Torino. Giuseppe Montalto non è stato mai considerato una vittima eccellente, perché non era uomo che sedeva nei posti alti delle istituzioni. Era una persona semplice, un “cittadino” che lavorava facendo l’agente di polizia penitenziaria, secondino si diceva una volta, oppure guardia carcere. Montalto era soprattutto un servitore dello Stato, fedele sempre: comportamento che, dopo la sua morte, gli è valsa una medaglia alla memoria che non ha restituito pieno onore, perché sono mancate nel tempo memoria e ricordo del suo sacrificio. Montalto ha pagato con la vita il suo essere onesto e il rispetto per la divisa che indossava, come altri hanno pagato con la vita la loro dedizione alla legalità e contro le mafie. Una morte che è stata patrimonio doloroso e sconvolgente della società civile e delle istituzioni solo per poche ore, per poi rimanere ricordo solo dei suoi familiari. Un eroe da ricordare solo velocemente nella data della ricorrenza del delitto, il 23 dicembre, senza mai interrogarsi sul perché di quel delitto efferato, violento.
Un omicidio che per i mafiosi era “una cosa buona”, parole di Matteo Messina Denaro: giusto “quel signore gentile e galante” come veniva descritto dai vicini immediatamente dopo la cattura a Palermo. Proprio lui quello che si vantava che con le persone che aveva ammazzato avrebbe potuto riempire un cimitero…
Giuseppe Montalto fu ammazzato l’antivigilia di Natale di quel 1995. Quando fu ucciso era in procinto di salire sulla sua auto, una Fiat Tipo targata Torino, dopo essersi fermato davanti alla casa dei suoceri, in contrada Palma, per portare loro delle bombole di gas. In auto era rimasta seduta sul sedile anteriore del passeggero la moglie, Liliana Riccobene, che ancora non sapeva di essere in attesa della seconda figlia, Ilenia, che mai conoscerà il padre; in braccio Liliana teneva la primogenita, Federica, di 10 mesi. Arrivarono i killer, due uomini, con giubbotti neri e passamontagna: uno di loro sparò, Giuseppe vide sicuramente quelle canne di fucile che minacciosamente gli venivano puntate contro, Liliana invece sentì solo uno, due colpi, dei botti che dapprima le sembrarono dei petardi, per poi vedere invece Giuseppe caderle addosso, come a proteggere lei e la bambina. Liliana chiese al marito cosa stesse accadendo, ma non ebbe risposta perché nel frattempo ci fu un altro colpo ancora, quello di grazia, alla testa.
Il killer era Vito Mazzara, valdericino, professionista che vestiva la divisa azzurra nei campionati nazionali di tiro a volo. Ma era un uomo della mafia e non dello sport.
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