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    A Custonaci nel ricordo di Giuseppe Di Matteo e l’intitolazione di un parco giochi a Giuseppe Montalto
    Due omicidi della mafia, il primo come reazione alla scelta del padre del piccolo di diventare un collaboratore, il secondo un regalo ai boss dell'Ucciardone
    Laura Spanò9 Gennaio 2026 - Cronaca
  • cusotnaciCronaca

    Custonaci – Due storie di morte accomunate da un unico comune denominatore, qui ci sono due vittime innocenti uccise per mano mafiosa. Da un lato il piccolo Giuseppe Di Matteo, 12 quando venne rapito a Villabate da un commando di mafiosi travestiti da forze dell’ordine e poi tenuto prigionierio 799 giorni e infine strangolato e sciolto nell’acido. Una atrocità commessa per punire il padre del bambino Santino diventato collaboratore di giustizia. Il secondo l’agente scelto di polizia penitenziaria, Giuseppe Montalto ucciso dalla mafia il 23 dicembre del ’95 a Palma, frazione di Trapani. un regalo ai boss detenuti all’Ucciardone.

    Le iniziative commemorative si inseriscono nel trentesimo anniversario dell’uccisione di Giuseppe Montalto e del piccolo Giuseppe Di Matteo, due simboli della violenza di Cosa nostra.

    Nel corso della sua lunga prigionia, avvenuta in condizioni disumane, Giuseppe Di Matteo, per circa due mesi, fu tenuto anche nella frazione di Purgatorio, tra Custonaci e San Vito Lo Capo. La figura del bambino la cui storia rimane uno dei capitoli più bui di cosa nostra viene ricordata da tempo dalle amministrazioni dei due comuni e dalle scuole in una piazzetta a lui dedicata e dove dallo scorso anno è presente un murales che lo raffigura. Quest’anno con il Prefetto i familiari e diverse autorità militari e civili, anche il presidente della Commissione nazionale antimafia Chiara Colosimo e il Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove.

    A seguire ancora a Custonaci è stato inaugurato il parco giochi dedicato a Giuseppe Montalto

    Alla cerimonia hanno partecipato la vedova di Montalto, Liliana Riccobene, il sottosegretario alla Giustizia con delega alla polizia penitenziaria Andrea Delmastro Delle Vedove, la presidente della Commissione nazionale antimafia Chiara Colosimo, il provveditore regionale Maurizio Veneziano, autorità civili e della polizia penitenziaria. militari.

    Nel corso dell’iniziativa, il presidente della Commissione nazionale antimafia Chiara Colosimo ha sottolineato come nel territorio trapanese persista “una complicità ancora inaccettabile con la criminalità organizzata”. Dai lavori della Commissione emerge che nel 2025 sono state decine le operazioni di forze dell’ordine e magistratura che hanno coinvolto fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro. “Altrimenti non avremmo persone nate nel 1992 che favorivano la sua latitanza”, ha aggiunto.

     

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