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    Il racconto tra dolori e non ricordo. Usura, il processo a Federico: sentito in Tribunale Alesi, il commerciante che lo ha denunciato
    Rino Giacalone8 Ottobre 2026 -
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    Trapani – di Rino Giacalone  – Una testimonianza a tratti sofferta, la confessione che non voleva denunciare il suo (presunto) usuraio per aver subito forti timori, e che “ogni volta che passavo da un ponte pensavo di farla finita”. Ma in mezzo tanti non ricordo, una confusione che talvolta ha dato la sensazione di una ricostruzione se non artefatta certamente poco limpida. Lui è la vittima di un caso di usura, si chiama Enzo Alesi, commerciante di auto alcamese. Imputato è un poliziotto in pensione, uno che negli anni di servizio è stato sempre ritenuto uno tra i migliori investigatori, Antonio Federico.

    Per la procura lui sarebbe un usuraio, è difeso dagli avvocati Antonio Ingroia e Vito Galbo. Alesi si è costituito parte civile con l’avvocato Davide Bambina, dell’associazione antiracket di Alcamo. E’ stata proprio l’associazione ad aiutarlo e a spingerlo a presentare denuncia ai carabinieri nel 2024. Il processo si svolge dinanzi al Tribunale presieduto dal giudice Messina. In due udienze i giudici hanno raccolto la testimonianza di Alesi che ha risposto alle domande dei pm, Antonella Trainito e Stefano Luciani, e poi della parte civile, Bambina e Maragliotti, e infine la difesa, Ingroia e Galbo.

    Tra Alesi e Federico un incontro casuale, poi la prima richiesta di un prestito e poi di tanti altri, in un periodo che Alesi ha detto essere compreso tra il 2014 e il 2019 quasi 300 mila euro, in parte restituiti, poi tra i due un compromesso e di mezzo c’è andato un appartamento di proprietà di Alesi, che Federico avrebbe preteso a garanzia. Legato a questo atto una causa civile intentata da Federico, la difesa nelle sue domande ha fatto intravedere la possibilità che la denuncia Alesi l’avrebbe presentata per sottrarsi agli obblighi contrattuali. Alesi ha fatto l’elenco dei soldi ottenuti, in contanti, e così restituiti, talvolta in 30 altre volte in 60 giorni, a garanzia assegni superiori di 500 euro rispetto alla somma avuta, assegni che poi stracciava. Poi un maxi prestito di 24 mila euro, e il compromesso per la casa. “Io ho restituito tutto ma lui chiedeva soldi e mi faceva paura”. Ma mai minacce esplicite. O almeno non le ha sapute indicare. Un processo che è appena all’inizio. La difesa è certa di avere “evidenziato significative incertezze e contraddizioni nella ricostruzione delle operazioni economiche, degli importi, dei pagamenti e dei rapporti documentali tra le parti. Sono emersi profili rilevanti – dice l’avvocato Vito Galbo – ai fini della valutazione dell’attendibilità del dichiarante e della ricostruzione dell’impianto accusatorio”.

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