Trapani – di Rino Giacalone – Il ruolo di due tra i principali otto imputati, coinvolti nell’indagine “Scialandro” e sotto processo dinanzi al Tribunale di Trapani, è stato l’oggetto della deposizione come testimone dell’investigatore della Dia, luogotenente Paolo Conigliaro. Rispondendo alle domande dei pm della Procura antimafia, Brandini e Beux, Conigliaro si è soffermato su Pietro Armando Bonanno e Mariano Minore.
Bonanno una volta tornato libero nel marzo 2021 è stato monitorato dagli investigatori, “e si è subito colta dalle intercettazioni – ha detto il luogotenente – l’ansia di mettere nelle sue mani la guida del mandamento mafioso”. Intenzione che altri indagati, nel frattempo altrettanto intercettati, stigmatizzavano, insomma intuivano, e non lo nascondevano parlando all’interno del clan, dicendo “assai ava a durare”; quel suo desiderio di diventare punto di riferimento della cosca sarebbe durato poco, “per una ragione o per un’altra”.
Per un lungo periodo Bonanno è stato intercettato, “e mai – ha sottolineato col sorriso il teste – lo abbiamo sentito parlare di sport, sempre di affari segreti e riconducibili alla congrega mafiosa locale”. si comportava da boss, e l’investigatore ha ricordato quando un giorno pretese al suo cospetto il titolare di un ristorante pretendendo la restituzione di parte di quanto aveva pagato per una cena di qualche giorno prima: “si lamentò che aveva pagato molto, 80 euro, ne volle indietro 50 e per di più impose a quel ristoratore di rifornirsi presso la sua macelleria, attività che fittiziamente altri gestivano”. Bonanno infatti per un periodo, dopo essere tornato libero, lavorò come dipendente in un negozio di ortofrutta, poi si aprì un suo negozio per la vendita di carne in via Pepoli”. Tra gli episodi citati anche la punizione subita da un giovane che a suo dire gli aveva sottratto una somma di denaro, “lo fece convocare e lo prese a schiaffi”.
Tra i rapporti citati quelli con Mariano Minore, figlio e nipote di conclamati boss mafiosi trapanesi, Calogero detto “Caliddu” e Totò, quest’ultimo scomparso per lupara bianca nel novembre 1982, ucciso in summit di mafia a Partanna Mondello (Palermo), strangolato e poi sciolto nell’acido. Due mammasantissima i fratelli Minore, nemici giurati di Riina, ma che a Trapani comandavano frequentando politici e imprenditori. Sempre riveriti. Calogero dopo l’uccisione del fratello venne posato. E Mariano Minore attraverso Bonanno pare pensasse, così è emerso dalla testimonianza di Conigliaro, a tornare in auge “dopo certa gentaglia…io ho una linea perfetta da seguire quella che mi ha lasciato mio padre”.