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    Birgi, Trapani o Misiliscemi? L’aeroporto dai tre nomi che racconta identità e confini
    Dalla storica denominazione Birgi al nome Trapani-Marsala, fino alla nascita di Misiliscemi: come confini, marketing e memoria hanno ridefinito l’identità dello scalo della Sicilia occidentale.
    Redazione19 Febbraio 2026 - Turismo
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  • aeroporto Trapani-Birgi a Misiliscemi TpTurismo

    Dagli Act dell’America’s Cup del 2005 alla nascita di Misiliscemi: storia, memoria e nuovi confini attorno allo scalo della Sicilia occidentale.

    Misiliscemi (Tp) – C’è stato un tempo in cui non servivano trattini né spiegazioni. Per tutti era semplicemente Birgi.
    Dicevi “vado a Birgi” e nessuno ti chiedeva altro. Si imboccava la provinciale con il vento che arrivava dalla laguna, le saline sulla destra, quell’odore salmastro che ti accompagnava fino alla sbarra d’ingresso. Non era solo un aeroporto. Era un pezzo di paesaggio.
    Il nome ufficiale era dedicato a Vincenzo Florio, ma nel linguaggio quotidiano restava Birgi. Un terminal piccolo, le sedie di plastica un po’ rigide, il tabellone delle partenze che ogni tanto si bloccava costringendo qualcuno ad avvicinarsi al banco informazioni: “Scusi, ma è confermato?”. Il bar prima dei controlli, i caffè bevuti in piedi, le attese sotto il sole quando l’area esterna era meno organizzata di oggi.
    Negli anni Novanta lo scalo sembrava quasi sospeso. Silenzioso d’inverno, con più militari che turisti. Poi arrivò la prima vera svolta.
    Fu nel 2005, con gli Act della America’s Cup disputati a Trapani, che il traffico conobbe una crescita evidente. Per mesi lo scalo registrò un aumento significativo dei movimenti legati all’evento: team internazionali, tecnici, giornalisti, visitatori. Birgi diventò improvvisamente una porta d’ingresso strategica. Non più solo aeroporto di provincia, ma infrastruttura centrale per un evento globale.
    Dopo quell’esperienza, complice l’espansione delle compagnie low-cost negli anni successivi, le rotte aumentarono e il traffico si consolidò. Le file si allungarono, i trolley si moltiplicarono, le partenze per il Nord Italia e per l’estero diventarono una consuetudine. Lo scalo smise di essere percepito come marginale.

    Nel 2022 il nome si è allungato: “Trapani-Marsala”.
    Una scelta motivata con una logica precisa: lo scalo serve anche Marsala e una parte dell’area aeroportuale ricade nel suo territorio comunale. Marketing territoriale, visibilità turistica, rappresentazione più ampia del bacino servito. Il dibattito iniziale si è poi affievolito, lasciando spazio all’abitudine.

    Ma nel frattempo era intervenuto un altro cambiamento, di natura amministrativa.

    Nel 2021 è nato ufficialmente il Comune di Misiliscemi, istituito con legge regionale. Il nuovo ente ha inglobato diverse contrade e frazioni che prima appartenevano al Comune di Trapani, tra cui l’area di Birgi.

    Oggi, consultando l’indirizzo ufficiale riportato dalla società di gestione, si legge: Contrada Birgi, 91031 –  Misiliscemi (TP).

    Si tratta di un dato formale. L’infrastruttura aeroportuale ricade in larga parte nel territorio del Comune di Misiliscemi, mentre una porzione insiste nel territorio di Marsala. Il codice IATA resta invece TPS, legato storicamente a Trapani.

    Ne deriva una situazione singolare: indirizzo civile in un comune, nome commerciale che richiama un altro, codice internazionale associato a un terzo. Una tripla identità che racconta l’evoluzione del territorio più che una contraddizione.

    Chi lo frequenta da anni ricorda l’entusiasmo dei giorni dell’America’s Cup, quando atterravano charter e voli aggiuntivi, e l’aeroporto sembrava improvvisamente proiettato al centro del Mediterraneo. Ricorda anche le fasi successive, tra rilanci e difficoltà, in cui lo scalo ha cercato di consolidare il proprio ruolo nella Sicilia occidentale.

    La questione del nome, allora, diventa quasi simbolica.

    Deve prevalere la precisione amministrativa? La forza del brand territoriale? O la continuità storica di un toponimo – Birgi – che non esclude nessuno e che, nel linguaggio quotidiano, continua a essere il riferimento più spontaneo?

    I confini possono cambiare, le denominazioni aggiornarsi, le strategie adattarsi.
    Ma quando l’aereo tocca terra e si intravede la laguna, la prima cosa che molti scrivono resta la stessa:

    “Sono atterrato. A Birgi.”

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