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    Sinistra Italiana Trapani: “Il fermo della Humanity 1 è una condanna a morte per chi soffre in mare”
    La ong nei giorni scorsi ha soccorso 33 migranti sbarcati poi a Trapani
    Redazione16 Febbraio 2026 - Cronaca
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    Trapani – Dallo scorso 13 febbraio e per 60 giorni la Nave della Ong tedesca SOS Humanity1, rimane ferma al porto di Trapani, disposto dalle autorità italiane «Le autorità – si legge nella nota dell’Ong – accusano l’equipaggio di non aver comunicato con il Centro di coordinamento dei soccorsi libico. L’ordine di fermo è arrivato poco dopo che il governo italiano ha presentato un disegno di legge che consentirebbe un “blocco navale”, una nuova misura contro le navi di soccorso delle Ong».

    Sulla vicenda interviene Antonella Parisi responsabile Sinistra Italiana Trapani che sottolinea come “Il fermo della Humanity 1 è una condanna a morte per chi soffre in mare” ed esprime profonda indignazione per il fermo amministrativo di 60 giorni imposto alla nave Humanity 1, una decisione che colpisce prima di tutto la dignità umana e il diritto universale alla vita. Questa sanzione punisce paradossalmente chi ha scelto di proteggere 33 naufraghi, già provati da torture e violenze inenarrabili subite in Libia, rifiutando di collaborare con milizie armate che calpestano sistematicamente i diritti fondamentali.

    Durante l’ultima missione, l’equipaggio ha dovuto affrontare il tragico ritrovamento di corpi senza vita in mare, a testimonianza di un’emergenza che non si ferma e che richiederebbe soccorsi coordinati, non ostacoli burocratici. Tenere la nave bloccata nel porto di Trapani significa sottrarre un aiuto vitale a chi rischia di annegare dato che l’assenza di navi umanitarie si traduce inevitabilmente in un aumento drastico di naufragi e morti silenziose. Ribadiamo con forza che il soccorso in mare è un obbligo morale e giuridico inderogabile previsto dal diritto internazionale, che nessuna scelta politica può calpestare. Esprimiamo piena solidarietà a SOS Humanity e chiediamo la liberazione immediata della nave perché salvare vite umane non può e non deve essere considerato un reato”.

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