Attualità
Da Erice alla scena nazionale, tra diplomazia scientifica e polemiche pubbliche
Erice (TP), Sicilia – Antonino Zichichi è morto il 9 febbraio 2026, a 96 anni.
Per la Sicilia, e in particolare per Trapani, non è stato soltanto un fisico teorico di fama internazionale. È stato il fondatore di un luogo. Un luogo che ha cambiato la percezione di cosa potesse diventare un territorio considerato periferico.
Il suo rapporto con l’isola non è stato solo accademico. È stato culturale, simbolico, a tratti anche politico. Ed è su questo piano che si misura il suo impatto reale.
Il Centro Ettore Majorana nasce nei primi anni Sessanta e avvia le attività a Erice nel 1963. L’idea era ambiziosa: costruire in Sicilia una scuola internazionale di alta formazione scientifica capace di attrarre ricercatori, studenti e premi Nobel.
Nel corso dei decenni, secondo i dati diffusi dalla Fondazione, a Erice hanno partecipato decine di migliaia di studiosi provenienti da oltre cento Paesi. Più che un semplice centro congressi, è diventato un’infrastruttura culturale stabile.
Non era solo una questione di lezioni. Era l’atmosfera dei chiostri, le discussioni informali dopo i seminari, la presenza costante di accenti stranieri in un borgo medievale affacciato sul mare. Per la Sicilia, e soprattutto per Trapani, Zichichi non è stato un personaggio televisivo: è stato l’artefice di una realtà concreta.
Nel 1982, proprio a Erice, venne firmato l’“Erice Statement”, un documento che richiamava la responsabilità della comunità scientifica rispetto ai rischi globali. Erano anni segnati dalle tensioni della Guerra Fredda, e l’idea di far dialogare scienziati di Paesi contrapposti aveva anche un valore simbolico.
Zichichi ha sempre sostenuto che la scienza non dovesse restare confinata nei laboratori. Doveva spiegarsi, intervenire nel dibattito pubblico, assumere un ruolo culturale. In questo senso è stato uno dei divulgatori più riconoscibili del panorama italiano.
Proprio questa esposizione pubblica, però, ha generato fratture.
Negli ultimi anni le sue posizioni sul cambiamento climatico — che tendevano a ridimensionare l’impatto delle attività umane rispetto ai cicli naturali — sono state fortemente contestate da larga parte della comunità scientifica. È emersa una distanza evidente tra il fisico delle alte energie e il personaggio pubblico intervenuto su temi globali altamente politicizzati.
Per alcuni era indipendenza intellettuale; per altri, un uso eccessivo dell’autorevolezza scientifica in ambiti diversi dalla sua specializzazione originaria. La polarizzazione si è consumata soprattutto su questo terreno.
Ma il dibattito nazionale non esaurisce la questione siciliana.

A Erice resta il Centro. Restano le strutture, una rete internazionale costruita in sessant’anni, una reputazione che ha dato visibilità a un territorio spesso ai margini delle grandi traiettorie scientifiche.
Resta però una domanda concreta: quell’infrastruttura culturale può reggere senza la figura carismatica che l’ha guidata per decenni?
Perché nessuna istituzione sopravvive solo di memoria. Servono continuità, qualità scientifica, governance solida. È su questo terreno che si misurerà davvero l’eredità lasciata.
Il valore di Zichichi per la Sicilia non sta solo nelle polemiche o nelle apparizioni mediatiche. Sta nell’aver dimostrato che anche da un borgo medievale si può dialogare con il mondo.
Zichichi è stato scienziato, organizzatore, divulgatore, polemista. Non tutte queste dimensioni sono state accolte allo stesso modo. Ma tutte hanno inciso.
In Sicilia il giudizio sarà inevitabilmente plurale.
Il segno lasciato a Erice resta un fatto.
Nota redazionale: L’articolo ricostruisce fatti pubblici e posizioni emerse nel dibattito scientifico e mediatico. Eventuali sviluppi o precisazioni verranno aggiornati nel rispetto del contraddittorio e della continuità informativa.