Trapani
Ho visto cose che …i cittadini non hanno visto in streaming
Trapani, seduta consiliare double face, dalla storia all’assalto (quasi) con la baionetta…mentre gli Asacom attendono
Rino Giacalone4 Novembre 2025 - Politica
  • palazzo cavarretta trapaniPolitica

    Trapani – di Rino Giacalone – Quella di ieri pomeriggio è stata una riunione consiliare da raccontare. Purtroppo certi eventi sono stati così tumultuosi che non siamo riusciti a documentarli con video e foto. Siamo stati presi dall’incredulità.

    L’apertura dei lavori d’aula è toccata al ricordo del 4 Novembre, Giornata dedicata all’Unità nazionale e alle Forze Armate. Una interessante lezione di storia: la grande guerra del 15/18, la costruzione del monumento ai caduti, collocato nella piazzetta Vittorio Veneto, tra la Questura e la Prefettura, la nascita del “ceppo” oggi ben visibile, l’autore, Antonio Ugo, la posa della prima pietra nel 1921 da parte del Re, Vittorio Emanuele III, l’inaugurazione nel 1924 da parte del Duce, cavaliere Benito Mussolini, la decisione presa per volontà popolare, sostenuta dai familiari dei militari morti in quella guerra, il bronzo raccolto e fuso in una fonderia di Napoli, la sacralità e la memoria del luogo, e tanto altro, per chiudere con la lettura di stralci delle lettere scritte da uno dei 990 militari trapanesi che hanno perso la vita per la Patria, l’ufficiale Alessandro De Santis.

    Non c’è dubbio un momento alto e solenne, concorde con l’autorevolezza istituzionale del luogo, Palazzo Cavarretta, una volta Palazzo Senatorio oggi sede del Consiglio comunale.

    Ma come in un turbine meteorologico, di quelli che fanno cambiare il meteo nello spazio di pochi minuti, l’aria si è fatta subito pesante, inquieta e tempestosa. Tanto che durante una sospensione dei lavori decisa dal presidente del Consiglio comunale Alberto Mazzeo, quando si è staccata la diretta streaming della seduta, forse per l’eccessivo coinvolgimento provocato dalla rievocazione storica della grande guerra, così si scrive ancora oggi del primo conflitto mondiale, un consigliere comunale come se si fosse trovato sopra una trincea nemica, e come se fosse armato di baionetta, si è quasi catapultato addosso ad un altro consigliere, quasi per uno scontro fisico.

    Maurizio Miceli

    Non è un film ne una fiction, è la realtà.

    Protagonista, quanto della storia, quanto dell’attacco all’arma bianca, a mani nude, è stato lo stesso consigliere comunale. Maurizio Miceli, avvocato e coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia. Dall’intervento fatto con toni posati, seri, ad arrivare quasi faccia a faccia con la consigliera del Pd Marzia Patti, stravolto in viso, le carotidiWhatsApp Image 2025 10 21 at 12.49.53 gonfie di rabbia, come se ci fossimo trovati in una piazza, lo storico che prendeva la forma di un picchiatore. Eppure qualche seduta prima si era parlato di come le donne in politica vengono talvolta maltrattate e come questo va condannato senza se e senza ma. E invece, Miceli ad un certo punto in preda all’ira, ha anche invitato la collega Patti a….meglio a questo punto l’autocensura.

    Per la cronaca.

    Nemmeno la lezione di storia è stata davvero per intero un momento aulico. Le citazioni, la rievocazione offerta, sono servite a dissacrare quello che ieri mattina è stato fatto in piazza Vittorio Veneto, ossia la collocazione e la inaugurazione del monumento “Flowers 132”, dell’artista Massimiliano Errera, dedicato alle vittime della strage mafiosa di Pizzolungo del 2 Aprile 1985. auto palermo

    L’auto blindata del magistrato che doveva essere vittima di quell’attentato, il pm Carlo Palermo, collocata al centro del recinto di una aiuola, con tre alti gigli che si alzano verso l’alto e che rappresentano le vittime di quella strage Barbara Rizzo ed i suoi due gemellini, Salvatore e Giuseppe Asta, di appena 6 anni. Dilaniati dal terribile e potente tritolo mafioso, i segni di quell’esplosione possono oggi cogliersi solo dai resti della blindata, tirata fuori dai depositi comunali dove c’era finita circa 30 anni addietro, dopo essere stata dissequestrata dall’autorità giudiziaria.

    A Miceli e ad altri consiglieri dell’opposizione, poi pare ad altre non meglio indicate associazioni, la collocazione di quel monumento non è piaciuta. Per quel monumento bisognava cercare altri luoghi. Bene, dissentire è possibile, ma c’è modo e modo di farlo. Ma non mancando mai rispetto.
    La memoria. Ha detto bene, prima di perdere il lume della ragione, il consigliere Miceli. Piazza Vittorio Veneto è un luogo sacro, qui si ricordano i caduti in guerra per la difesa e l’unità della Patria, in quella piazza ci sono i valori sinceri dell’essere italiani.

    Vero, verissimo. Ed allora non si può definire di “cattivo gusto” la collocazione anche lì del monumento “Flowers 132”. Quei morti, le vittime della strage del 2 Aprile 1985, Barbara, Salvatore e Giuseppe, non rappresentano come è stato detto una “sofferenza diversa” dai caduti in guerra. E’ corretto dire che sono state vittime dell’antistato, rappresentato dalla mafia che con delitti e stragi ha minato lo Stato per il quale ci furono milioni di caduti in guerra, ma il sangue di Barbara, Salvatore e Giuseppe, si è unito al sangue di chi è caduto in quelle guerre. Barbara, Salvatore e Giuseppe, ma l’elenco è lungo, lunghissimo, con le oltre mille vittime innocenti delle mafie e dell’antistato, erano anche loro in guerra….e non lo sapevano.

    La lezione di storia di piazza Vittorio Veneto si deve completare, aggiornare. Nel nostro Paese ci sono guerre infinite, che hanno mietuto vittime consapevoli di compiere una battaglia, e non sempre usando le armi, ma spesso, in tempi moderni e contemporanei, le armi rappresentate dall’applicazione della Costituzione e delle leggi, e vittime innocenti che da un giorno all’altro si sono trovate la mafia dentro casa, come purtroppo è successo alla famiglia Asta.
    E poi, se qualcuno avesse avuto un giorno la voglia e il desiderio di visitare il luogo della strage, a Pizzolungo, dove è stato realizzato il Parco della Memoria e dell’Impegno Civile, il giardino del “Non ti scordar di me”, e un vecchio rudere è diventato luogo di incontri e riunioni, avrebbe fatto la scoperta che il sentimento per la Patria di Giuseppe Asta non era diverso da quello di un soldato in guerra per difendere il suolo nazionale. Guardate la riproduzione del diario di Giuseppe e leggete cosa scriveva a sei anni, in uno di quei pochi giorni di scuola che con suo fratello Salvatore ha potuto frequentare.diario Giuseppe Asta

    E allora, forse è il momento di chiedere scusa.

    Per il resto. La seduta consiliare che di colpo si è infuocata si è interrotta. C’era da votare una delibera per trasferire nuove risorse al capitolo degli Asacom, 60 mila euro.
    La maggioranza consiliare non aveva i numeri per reggere la validità della seduta, l’opposizione ha fatto tira e molla, alla fine c’è stato un tumultuoso abbandono dell’aula, sebbene sugli Asacom inizialmente c’era stato un consenso unitario a trovare una soluzione, a favore degli alunni diversamente abili bisognosi di assistenza scolastica. Con grande difetto di memoria, la delibera ieri è rimasta non trattata.
    Ci si proverà stasera. Se non accadrà altro.

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